Il popolo che accetta la morte non morirà

Che cos’è esattamente il terrorismo suicida? Qual è la sua «filosofia», quali le sue radici culturali e le sue motivazioni politiche?
A queste e ad altre domande si è provato a rispondere alla prima presentazione del libro del Segretario Generale di Assadakah Campania Giovanni Carfora, venerdì 16 dicembre presso la sede delle Edizioni Melagrana.
L’evento, organizzato da Assadakah Campania, ha visto la partecipazione del giornalista Talal Khrais, corrispondente presso la Stampa Estera del quotidiano libanese As-Safir oltre che responsabile per le relazioni internazionali del Centro Italo Arabo Assadakah, e di Edoardo Scognamiglio, docente universitario e direttore del Centro Studi Francescano per il Dialogo Interreligioso e le Culture.
L’autore ha illustrato gli obiettivi e gli scopi della sua ricerca ed in particolare le cause storiche che hanno determinato l’affermazione dei movimenti islamisti che si servono, o si sono serviti, degli attentati suicidi come arma: partendo dalla rivoluzione islamica in Iran, la quale, dopo il fallimento del nazionalismo arabo in seguito alla sconfitta nella Guerra dei Sei Giorni, è stata una delle cause principali dell’affermazione dell’Islam politico in Medio Oriente, oltre a fornire l’ideologia, un punto di riferimento ed appoggio politico alle resistenze islamiche in Libano e Palestina; le ragioni politiche di questi movimenti, che conducono l’autore ad affermare che la radice degli attentati suicidi è il nazionalismo ovvero la difesa della comunità e del territorio da un’occupazione straniera; la religione, che non è la causa degli attentati suicidi, ma solamente un mezzo usato dai movimenti di resistenza islamica per ottenere dalla propria comunità la legittimazione del martirio e per creare le condizioni che incoraggino ad utilizzare l’arma degli attentati suicidi; l’ideologia dei due principali movimenti di resistenza islamica, Hezbollah in Libano e Hamas in Palestina, ovvero la loro concezione religiosa, l’azione politica, i servizi sociali e le relazioni strategiche: Hezbollah, movimento sciita attinge apertamente dall’ideologia iraniana, Iran che tra l’altro ha avuto un ruolo determinante nella formazione del Partito di Dio. Hamas, movimento sunnita ed emanazione dei Fratelli Musulmani, non usa la retorica sciita del martirio e fonda il suo pensiero sul Corano e la Sunna del profeta.
Talal Khrais, esperto giornalista e profondo conoscitore del Medio Oriente, ha successivamente preso la parola lodando il lavoro di studio e di ricerche in Italia e in Medio Oriente dell’autore. Il giornalista ha sottolineato l’utilità del libro a livello accademico ma anche politico, definendolo una base per i centri decisionali e per chi pratica una politica estera poco lungimirante e, parlando di politica estera, ha intrapreso una dettagliata analisi geopolitica sulle attuali strategie degli Stati Uniti e sulle risposte non solo dei paesi dell’area mediorientale ma anche di potenze regionali come Russia e Cina.
Il lavoro di Giovanni Carfora è stato definito importante anche per il mondo della cultura e per chi lavora per il dialogo interreligioso, in quest’ottica è stato inquadrato da Edoardo Scognamiglio, il quale avendo anche avuto modo di studiare e vivere in Libano ha potuto confrontare la sua esperienza con quella dell’autore. Particolarmente costruttive sono state la sua critica e alcune sue puntualizzazioni sull’opera dell’autore, che hanno stimolato un interessante dibattito sull’effettiva efficacia e sulle buone ragioni degli attentati suicidi, di quale sia l’effettiva libertà religiosa dei movimenti islamici e sulla semantica ed interpretazione delle parole martire e martirio in arabo.
Tra i numerosi interventi, il più apprezzato e preciso è stato quello di Hassan Assi, uno dei soci fondatori del Centro Assadakah, che ha raccontato della sua personale esperienza prima durante e dopo la guerra civile che ha sconvolto il Libano.
Il dibattito è stato chiuso da Giovanni Carfora, che prima di concludere e ringraziare i relatori e l’attenta e numerosa platea, ha tenuto a contestualizzare storicamente e politicamente il tema della sua ricerca, ribadendo che l’arma del terrorismo suicida è solamente l’ultima risorsa di attori molto deboli che tentano di opporsi all’occupazione e alla schiacciante superiorità militare israeliana.

Giovanni Canfora

Teheran, sanzioni frutto politica intimidatoria occidente

ambasciata_gb_iran2Il nuovo governo italiano,che dovrebbe essere tecnico, è politico d’eccellenza ed è attivo invece in politica,una politica estera, schierata cieccamente con gli Stati Uniti e Gran Bretagna.

Come nella politica economica è “ eccellente” nel massacro sociale, è “eccellente” anche nell’attuanzione di una politica filo americana e anglofona, esponendo l’economia italiana a nuovi rischi.

Seguendo le avventure degli Stati Uniti, l’Europa aveva perso mercati mediorientali non di poco conto. Da quando si è insediato una settimana fa, il nuovo ministro degli Esteri Giulio Terzi ha criticato duramente la Repubblica Islamica dell’Iran, senza tener conto di tanti altri problemi come l’embargo contro Gaza e la sofferenza del martoriato popolo palestinese.

Le dichiarazioni del ministro Terzi a Bruxelles: “Abbiamo deciso di richiamare per consultazioni il nostro ambasciatore a Teheran per un approfondimento doveroso della situazione, il tutto in stretto contatto con altri partner europei”,  aggiungendo che si è lanciato “un segnale chiaro e condiviso”. Sembrano rivolgersi alla Repubblica delle banane e non alla Repubblica Islamica dell’Iran, una potenza regionale indiscutibile.

Nel frattempo l’Amministrazione Obama potrebbe sostenere “in tempo utile” delle sanzioni contro la Banca Centrale iraniana, pur mettendo in guardia il Congresso sui rischi di una tale iniziativa: lo ha dichiarato il Direttore generale del Dipartimento di Stato americano, Wendy Sherman, nel corso di un’audizione al Senato.La Francia non è soddisfatta e vuole l’embargo petrolifero totale( tanto ha il petrolio libico).

Il portavoce del Quai d’Orsay anticipa le misure che Alain Juppé chiederà a Bruxelles nella riunione dei ministri degli esteri dell’Ue . Niente meno che l’embargo petrolifero e un maggiore isolamento dell’Iran. Sono queste le richieste che il ministro degli Esteri francese Alain Juppé che non ha ottenuto il primo dicembre al Consiglio affari esteri a Bruxelles.

La risposta dell’Iran a tali dichiarazioni non si è fatta attendere infatti l’ayatollah Sadeq Amoli Larijani, capo della magistratura iraniana, nel corso di un incontro con le autorita’ giudiziarie della Repubblica Islamica ha precisato “Le recenti sanzioni imposte all’Iran a causa del suo controverso programma nucleare “sono frutto della politica intimidatoria dei Paesi occidentali”; stando a quanto riporta l’emittente ‘Press Tv’, Larijani ha consigliato agli Stati belligeranti”, riferendosi sempre all’Occidente, di avere “prudenza”.

Il capo della magistratura ha quindi ribadito che l’Iran “non soccomberà mai davanti alle potenze arroganti”. Nonostante la linea dura dell’Europa e degli Stati Uniti, gli studenti iraniani ieri si sono riuniti per una nuova manifestazione davanti a unarappresentanza diplomatica britannica,a due giorni dall’assalto che ha condotto alla chiusura dell’ambasciata.

L’Iran “rispondera’” alla decisione annunciata dalla Gran Bretagna di espellere i diplomatici della Repubblica Islamica a seguito dell’assalto all’ambasciata britannica a Teheran. Lo ha annunciato il portavoce delministero degli Esteri iraniano, Ramin Mehmanparast, citato dall’agenzia d’informazione ‘Mehr’. Mehmanparast, il ministro ha definito “affrettata” la decisione di Londra, sottolineando che il governo iraniano “considera la Gran Bretagna responsabile della protezione della missione diplomatica dell’Iran”.

Il portavoce ha quindi precisato che la Repubblica Islamica ritiene “inaccettabile” qualsiasi attacco a diplomatici e ogni norma che vada contro i regolamenti internazionali. L’esponente iraniano ha quindi spiegato che l’assalto all’ambasciata britannica non era prevedibile e che si è trattato della reazione di alcuni manifestanti infuriati per l’atteggiamento del governo britannico nei confronti dell’Iran”.

L’Iran si impegna a proteggere e salvaguardare gli uffici diplomatici e consolari a Teheran e il personale e al contempo adotterà “misure urgenti e necessarie” nei confronti dei manifestanti che hanno assunto comportamenti “inaccettabili” nei confronti del personale e delle strutture dell’ Ambasciata britannica a Teheran.

Lo ha assicurato l’ incaricato d’ affari della Repubblica Islamica dell’ Iran a Roma, Mehdi Akouchekian, convocato alla Farnesina dove ha espresso rincrescimento per quanto avvenuto.

Sudan. Assadakah opera per la ricostruzione

darfurAll’indomani della proclamazione dell’indipendenza del Sud Sudan, Assadakah si è unita ai festeggiamenti del popolo africano, rinnovando il proprio sostegno sia al Governo del Sud che del Nord. In particolare Assadakah Sardegna e grazie alla collaborazione con l’associazione Italians for Darfur, ha promosso un importante progetto di cooperazione destinato alla costruzione di una scuola all’interno del campo profughi di Abu Shouk. Alla fine di gennaio una delegazione italiana guidata dal Segretario generale di Assadakah, Raimondo Schiavone, si recherà in Sudan per effettuare i primi sopralluoghi e dare il via ai lavori.
Inoltre il Sud Sudan beneficerà di una sovvenzione,da parte della Commissione europea, di 200 milioni di euro, che saranno investiti in settori chiave, come quelli relativi a salute, istruzione, infrastrutture, sicurezza e costruzioni stradali. Lo ha reso noto nel corso di una visita a Juba, capitale del nuovo Stato africano,il commissario Ue Andris Piebalgs,che ha annunciato che Bruxelles coopererà con le autorità locali nella messa a punto di un programma strategico di sviluppo per il periodo 2014-2020. Piebalgs ha esortato le autorità di Juba a “diversificare l’economia”,in un Paese in cui l’80 per cento della popolazione dipende dall’agricoltura e dove é coltivato regolarmente solo il 4 per cento dei terreni agricoli. A pochi mesi dall’indipendenza, il
Sud Sudan è già  impegnato in un vasto programma per la Costruzione -partendo quasi da zero- delle strutture indispensabili per il mantenimento dell’ordine pubblico e per l’amministrazione della giustizia.
In tale contesto s’inquadra la decisione delle autorità della regione dello Stato dei Laghi,una delle dieci in cui è  suddiviso il più giovane Paese del continente, di rilanciare un programma per la costruzione di stazioni di polizia in otto province. L’annuncio dell’avvio dei lavori è  stato dato dal capo della polizia locale,Saed Chawuol Lom Ayual, nel corso di una conferenza stampa a Rumbek East.
Ayual ha precisato che l’ordine pubblico è una delle priorita’ del governo, “alle prese con una situazione interna non ancora stabilizzata”, e ha aggiunto che sono già iniziati i lavori per la costruzione delle stazioni di polizia nelle località di Awerial, Aluakluak, Maper, Rumbek East, Rummbek Central e Nyan.
Il Grande Paese, il Sudan del Nord ha avuto, come sembra grandi vantaggi dalla separazione, perché il Sud non era che un logoramento, spese eccessive guerre e sprechi incalcolabili.
La Repubblica del Sudan, guidata da Omar al-Bashir,volta una triste pagina e sceglie il pluralismo politico e l’allargamento del governo. Il governo  ha deciso di riprendere le relazioni con il Sud Sudan per risolvere le questioni sospese tra i due Paesi sotto la mediazione dell’unione Africana. Il numero uno della commissione dell’unione Africana incaricata di gestire la situazione in Sudan, Thabo Mbeki, ha incontrato il presidente sudanese Omar al-Bashir per definire i termini dei prossimi negoziati tra Khartoum e Juba, che si terranno nella capitale dell’Etiopia, Addis Ababa.
“Il presidente ha confermato che una delegazione del governo del Sudan si recherà ad Addis Ababa in modo da perpetuare i negoziati sulle questioni sospese”, ha detto Mbeki ai giornalisti dopo i colloqui con al-Bashir.
Mbeki ha quindi spiegato che i colloqui tra Khartoum e Juba potrebbero svolgersi ad Addis Ababa, senza specificare una data.
“Dobbiamo discutere con il presidente al-Bashir le questioni in sospeso riguardo ai negoziati. Abbiamo proposto sia al governo del Sudan, sia a quello del Sud Sudan che riprenderemo i negoziati su tutte le questioni in sospeso ad Addis Abeba questa settimana”, ha detto Mbeki.
Una delegazione dell’unione Africana, ha aggiunto, si recherà a Juba per presentare un documento al presidente del Sud Sudan Salva Kiir.

La nascita ufficiale del 54esimo Paese africano, che già è diventato il 193esimo membro delle Nazioni Unite, è stata salutata da Assadakah che riconoscendo il merito della Nazione madre che rispettando i patti ha facilitato lo svolgimento del Referendum sull’indipendenza.
Assadakah, dal 1994 è presente nel Sudan con diverse iniziative di solidarietà. Dopo la firma dell’accordo di pace del 2005, che ha garantito l’indipendenza del Sud, il Centro Italo- Arabo, ha esteso il proprio impegno ed oggi svolge una fondamentale azione di sensibilizzazione presso le Organizzazioni internazionali al fine di garantire il miglioramento della salute materno-infantile e l’accesso alle risorse idriche e ai Servizi igienici, e si impegna in campagne di prevenzione e cura di malattie come la tubercolosi, favorendo la nascita di servizi di tipo diagnostico e chirurgico.
Assadakah, ha salutato gli sforzi straordinari del presidente sudanese Omar al-Bashir che il 23 Novembre al termine della terza conferenza generale del National Congress Party (NCP),il partito al governo, ha annunciato la formazione del nuovo governo. “Siamo aperti alla partecipazione del maggior numero possibile di forze politiche nel prossimo governo”, ha detto al-Bashir nella sessione di apertura del vertice del Consiglio della Sgura dell’ncp.
Il nuovo governo sarà il primo di Khartoum dopo che il 9 luglio il Sud Sudan ha dichiarato ufficialmente l’indipendenza, in accordo con il Trattato di pace firmato nel 2005 e che ha messo fine a decenni di guerra civile.
Il 9 luglio il mondo ha celebrato la nascita del Sud Sudan, ma a due mesi dall’indipendenza la strada per lo sviluppo del nuovo Stato si sta già dimostrando in salita. Neanche il referendum di gennaio, che ha sancito l’indipendenza (98,83% di si) ,è servito a placare una guerra che dura da 21 anni e che ha lasciato sul terreno 1 milioni di vittime.
La pace è in assoluto la più alta priorità in Sudan e l’Italia che ha patrocinato l’accordo del 9 luglio deve impegnarsi attivamente affinché il Paese ritrovi la stabilità che merita.

Iran. Pronto contratto per lo sviluppo del giacimento Forouz B

Il ministro del Petrolio, Rostam Ghasemi, si é detto pronto a firmare l’accordo per lo sviluppo dell’enorme giacimento metanifero Forouz B con il gruppo iraniano Mapna.

Anche l’Amministratore Delegato del gruppo, Abbas Aliabadi, ha confermato all’Agenzia Shana,che la firma del contratto con la National Iranian Offshore Oil company (Niooc) avverrà nei prossimi giorni. Il gas estratto verrà impiegato nella generazione elettrica per una produzione attesa di 6.000 MW principalmente destinati all’export verso i confinanti Iraq, Turchia, Pakistan, Oman ed Eau.

Lo sviluppo del giacimento necessita di investimenti per 6 miliardi di Dollari. Per due terzi finanziati dalla stessa Mapna ed il rimanente sotto forma di prestiti erogati da parte del Ministero del Petrolio. L’accordo rientra nell’ambizioso piano del governo iraniano di acquisire maggiore influenza strategica nell’area, aumentando le esportazioni di energia elettrica verso i paesi confinanti.

Obiettivo ricercato attraverso la collaborazione con tutti i paesi circostanti, come Armenia e Turchia con cui ha già raggiunto accordi, ma anche con Russia, Azerbaigian, Libano ed i paesi del Golfo con cui é in trattativa su vari progetti.

Politica estera, l’Italia sbaglia

Molti italiiran-israel ani non si chiedono quale siano le ragioni della crisi economica e finaziaria che sta colpendo il Belpaese? Non si può ignorare lo spreco, le pensioni d’oro, il costo della politica, ma poteva andare tutto bene con l’apertura dei mercati internazionali, cioè le esportazioni dei prodotti e l’esportazione verso nuovi mercati. L’Italia seguendo ciecamente le avventure degli Stati Uniti non fa altro che perdere la possibilità di risollevarsi.

Nonostante la crisi, lo scambio commerciale verso i Paesi Arabi e la Repubblica Islamica dell’Iran continua ad essere favorevole, anche se un grande mercato come quello del Sudan è stato letteralmente perso, favorendo la Cina.

Nel 2011 lo scambio commerciale con la Repubblica Islamica ha raggiunto i 7 miliardi di euro ( nel 2010 circa 6 miliardi). Da ricordare che il nuovo governo Monti recupererà 3.5 miliardi di euro restituendo ai comuni la tassa sulla prima casa. Ma l’avventura continua e il rischio di perdere altri mercati esiste in nome della “sicurezza”, “diritti umani” etc. ovviamente, ma in realtà con il placit degli Stati Uniti, Gran Bretagna e alla Francia, i nuovi “protettori del Mondo”.

“L’Italia sostiene con piena convinzione il piano di sanzioni economiche nei confronti dell’ Iran, annunciato dall’Amministrazione statunitense”. Ad affermarlo è il titolare della Farnesina, Giulio Terzi, da Kuwait City, dove si trova per la Riunione Ministeriale G8-Bmena. “Le sanzioni non sono rivolte contro il popolo iraniano – prosegue Terzi – ma mirano ad indurre le Autorità di Teheran ad un atteggiamento di effettiva collaborazione con l’AIEA affinché vengano dissipati i seri dubbi sulla natura del programma nucleare”. “Purtroppo – sottolinea il Ministro – le conclusioni dell’ultimo Rapporto dell’AIEA non solo non hanno chiarito quei dubbi, ma hanno fornito ulteriori motivi di grave preoccupazione alla comunità internazionale. Occorre quindi inasprire il regime sanzionatorio ed intensificare la pressione sull’Iran, e l’ Italia si sta attivando affinché sanzioni analoghe a quelle annunciate dagli Stati Uniti vengano adottate quanto prima anche dall’ Unione Europea”. Sembra che nella politica estera il nuovo governo, sia molto politico e poco tecnocrate. La politica estera europea che segue il diktat degli USA ha un solo interesse, favorire quella politica distruttiva di Israele che possiede, senza alcun dubbio, diverse testate nucleari.

“ Nel caso in cui Israele avesse delle difficoltà non esclude l’utilizzo dell’atomica” afferma l’ex Ministro della difesa israeliana Mosche Dayan. Pakistan, India e Israele, sperimentano il nucleare, mentre lo stesso rapporto dell’Agenzia Internazionale per l’Energia Atomica (Aiea) presume che solo l’Iran, sia probabilmente in grado di produrre la bomba atomica. Stati Uniti, Europa ed Israele si muovono sulla stessa lunghezza d’onda, ma ciascuno assume un proprio ruolo.

Per Israele “è arrivato il momento di agire” sul dossier nucleare iraniano. Lo ha detto il ministro della Difesa israeliano, Ehud Barak, in un’intervista alla Cnn puntualizzando che l’ipotesi di un attacco militare israeliano contro Teheran “non é un argomento da discutere pubblicamente”. “Posso dire – ha però precisato il ministro – che il rapporto dell’Agenzia Internazionale per l’Energia Atomica (Aiea) documenta sia una situazione di “gravità” evidente a molti, politici e opinione pubblica, sia la consapevolezza della gente che è giunto il momento di agire”.

Si è capito, ha aggiunto Barak, che “l’Iran è intenzionato a sviluppare l’arma nucleare” e che “va fermato”. Ricordiamo che recentemente l’Agenzia internazionale per l’energia atomica (Aiea) ha approvato una “preoccupatissima” risoluzione sul programma nucleare iraniano, con i soli voti contrari di Cuba ed Ecuador e l’astensione dell’Indonesia. Come vedremo, Cina e Russia stanno ripensando la loro posizione e considerano il “rapporto” come frammenti di informazioni dei servizi americani. In tutto questo non stiamo parlando del Paese delle banane ma di uno Stato, sempre più protagonista nella Regione, la Repubblica Islamica dell’Iran. Appare dura la reazione dei leader iraniani alla risoluzione con cui l’Aiea esprime “profonda preoccupazione” nei confronti del programma nucleare iraniano.

L’ambasciatore di Teheran presso l’Agenzia internazionale per l’energia atomica ha detto che la stessa Aiea “si sta trasformando in una struttura di intelligence militare orientata”. In una lunga lettera diffusa dall’Iran indirizzata al direttore generale dell’Aiea, Yukiya Amano, il diplomatico iraniano elenca le ragioni per cui Teheran considera illegali, ingiuste e politicamente motivate le decisioni adottate a Vienna e conferma la volontà di “andare avanti”.

Soltanieh denuncia anche il comportamento di Amano, che rendendo di dominio pubblico alcuni documenti che gli sono stati forniti, non ha solamente creato “un’offesa senza precedenti all’integrità dell’Agenzia” ma ha anche messo a repentaglio l’incolumità degli esperti nucleari iraniani. Soltanieh ha chiarito che Tehran “neanche per un secondo” sospenderà le attività di arricchimento dell’uranio, ribadendo che l’Iran intende continuare a sfidare il mondo con le sue attività, che, secondo i servizi segreti occidentali e la stessa Aiea, puntano a realizzare una bomba atomica.

“La comunita’ internazionale – scrive il rappresentante della Repubblica islamica – sta anche testimoniando il nuovo terribile fenomeno dell’assassinio di scienziati iraniani da parte di gruppi terroristici sostenuti dagli Usa e da Israele”.

Hezbollah cattura agenti CIA, Usa temono esecuzioni

hezbollah_395Scacco alla Cia in Medio Oriente per mano di Hezbollah. Stando a quanto riferito da fonti dell’intelligence Usa alla tv Usa Abc, l’organizzazione della Resistenza Teheran ha catturato negli ultimi mesi una decina di spie che lavorano per la Cia in Iran e in Libano.

E ora l’amministrazione Usa teme che siano stati o che saranno “giustiziati”. Si tratterebbe di un atto di ingenuità da parte di Hezbollah che potrebbe, più realisticamente, scambiargli con migliaia di prigionieri palestinesi nelle carceri israeliane.
“Se si tratta di vere spie, spie contro Hezbollah, non credo le vedremo più – ha detto all’Abc l’ex ufficiale della Cia a Beirut, Robert Baer – sono molto, molto crudeli e non perdonano”. Stando alla ricostruzione fornita dall’emittente americana, due miliziani Hezbollah che fingevano di voler lavorare per la Cia avrebbero scoperto il ristorante di Beirut dove i veri informatori incontravano gli agenti dell’intelligence Usa. Si tratterebbe di un Pizza Hut della capitale libanese.
Tuttavia altre fonti Usa hanno smentito questa versione. Stando a un ex funzionario della Cia, l’intelligence Usa avrebbe ignorato il monito sui rischi legati al ricorso dello stesso luogo per incontrare più agenti: “Siamo stati pigri e la Cia ora è senza uomini contro Hezbollah”.
Altre fonti hanno rivelato che gli informatori libanesi sarebbero stati identificati perchè usavano cellulari per chiamare i loro agenti di riferimento.
Lo scorso giugno, il leader di Hezbollah, Hassan Nasrallah, aveva rivelato la cattura di due agenti della Cia, ma Washington aveva smentito.

L’italia trascini l’Europa per trovare la pace in Palestina

E’ stata davvero una visita importante quella della delegazione parlamentare composta da: Abdallah Kassir, presidente del Consiglio della TV Al Manar, dall’avvocato Georges Najm, deputato del parlamento libanese; e dal Dott. Maher al Taher membro del Consiglio Nazionale Palestinese. Fortemente voluta ed organizzata dall’associazione ASSADAKAH, la visita istituzionale è stata un fondamentale momento di incontro e di confronto.

Incontri ad alto livello con i componenti della Commissione Diritti Umani del Senato e con il suo Presidente Pietro Marcenaro, con la deputata del PD, membro della Commissione lavoro alla Camera, Amalia Schirru, che ci auguriamo possa diventare componente della lega interparlamentare della Palestina, con i numerosissimi giornalisti di tutte le testate nazionali che hanno voluto sentire l’opinione di tre esponenti del mondo arabi.

Una visita nella quale le parole d’ordine sono state amicizia e pace e nella quale si è chiesto formalmente all’Italia di svolgere un ruolo importante per far assumere all’Europa una posizione più decisa nella risoluzione del conflitto Israelo-Palestinese. Piene di enfasi e calore sono state le parole dei tre componenti della delegazione, forte è stato l’appello al Governo Italiano, interessanti ed impegnative le risposte dei politici italiani incontrati. L’arrivo della delegazione era stato turbato da un atto accaduto al vicepresidente Hassan Khreisheh che con un visto dell’Ambasciata italiana a Gerusalemme si stava recando in Italia. Visita che non si è potuta realizzare a seguito dell’intervento dei militari Israeliani che con prepotenza dopo aver malmenato l’esponente palestinese gli hanno impedito di recarsi in Giordania per imbarcarsi verso l’Italia.

Ma la delegazione araba ha proseguito la propria missione diplomatica, aprendo le porte a nuove forme di dialogo con l’Italia ed i suoi rappresentanti.

Il deputato palestinese, Maher al Taher , membro del Consiglio Nazionale palestinese, ha dichiarato “Dobbiamo e vogliamo portare la questione palestinese dinanzi all’opinione pubblica. Chiediamo all’Italia e all’Europa di esercitare pressioni su Israele e Usa affinché applichino le risoluzioni dell’ONU.

La Palestina rappresenta un grande patrimonio, il riconoscimento della questione palestinese ha un grande significato e implica una precisa presa di responsabilità da parte della comunità internazionale.

Il direttore della tv Al Manar, Abdallah Kassir, ha sottolineato come la visita della delegazione sia servita anche ad aprire un canale di comunicazione con l’Italia per fare in modo si possa fare pressione sul Governo italiano affinché perori in Europa la causa palestinese. L’astensione dell’Italia durante la votazione all’UNESCO non è stata utile al ruolo che il Paese poteva svolgere, una decisione ingiusta seppure differente rispetto alla posizione degli USA. Vorremmo un’Europa e un’Italia schierata con i diritti del popolo palestinese.

Sulle possibili cooperazioni fra Al Manar e i media italiani, Kassir, continua:“Siamo aperti a collaborare. Alcuni governi europei come Francia, Spagna e Germania, soggetti a lobbies sioniste impediscono ad Al Manar di trasmettere sui media europei. Si tratta di un atto ingiusto di censura che si pone in netto contrasto con la bandiera di libertà che l’Europa è solita sventolare

Aprire le porte del dialogo questo è stato sinteticamente il messaggio lanciato dai tre esponenti medio – orientali, un dialogo che solo l’Europa può tentare di riaprire in un momento in cui Stati Uniti e Israele cercano con ogni mezzo l’inasprimento del conflitto attuando strategie di neo-colonialismo, è ciò solo per evitare la terza intifada che sarà molto più cruenta delle precedenti.
Raimondo Schiavone

L’Europa sia più coraggiosa in sostegno allo stato palestinese

palestinaConvincere il governo italiano e in generale l’Unione Europea a prendere una posizione ”più coraggiosa e onesta” a sostegno di un futuro Stato palestinese e per la liberazione delle migliaia di prigionieri politici, tra cui 26 parlamentari palestinesi, ancora nelle carceri israeliane. Con tale obiettivo una delegazione della Lega internazionale araba per la Palestina si trova in questi a Roma per incontri con esponenti della politica e del volontariato italiano. ”E’ tempo che l’Italia e l’Europa assumano un ruolo più indipendente, svincolato dalle pressioni israeliane e statunitensi.

Siamo rimasti delusi dall’astensione del governo italiano e di altri esecutivi europei nel voto per l’ingresso della Palestina nell’Unesco”, ha spiegato Abdallah Kassir, presidente del Consiglio della Tv Al Manar, esponente di Hezbollah, e segretario generale della Lega Interparlamentare per la Difesa della Palestina. L’organismo, nato alcuni anni fa, e’ composto da 365 parlamentari di decine di paesi dell’area mediorientale. Kassir ha sottolineato, in una conferenza stampa, il crescente isolamento di Israele e degli Stati Uniti nella regione, anche come conseguenza della Primavera araba. ” Dalla primavera araba – ha proseguito Kassir – sono usciti vincitori i palestinesi, in quanto i movimenti di rivolta hanno travolto regimi che si muovevano sotto i diktat degli Stati Uniti e di Israele”. E’ questo un punto, ha aggiunto, che viene spiegato ”molto chiaramente” agli interlocutori occidentali. ”La strada dei negoziati diretti con Israele e’ ormai chiusa, morta”, ha osservato il parlamentare palestinese Maher al Taher, membro del Consiglio Nazionale palestinese (ed esponente del Fronte popolare di Liberazione della Palestina).

Per quanto riguarda il futuro, al Taher ha rivendicato la necessita’ di usare tutte le forme di resistenza, dalla trattativa diplomatica per il riconoscimento dello Stato palestinese, alla lotta armata: ”vi e’ un’occupazione da parte di Israele e lo stesso diritto internazionale riconosce la legittimita’ di combattere contro gli occupanti”, ha rimarcato.

Ad avviso di Al Taher, la totale chiusura di Israele verso qualsiasi ipotesi di soluzione del conflitto (come, ha detto, dimostra anche il recente annuncio di 2000 nuove case israeliane a Gerusalemme est) sta ricompattando Hamas e Fatah. Le due componenti palestinesi, che hanno firmato ad inizio estate un accordo di pacificazione, torneranno ad incontrarsi molto presto al Cairo per dare un seguito concreto agli impegni formali. Quanto alla liberazione dei prigionieri palestinesi detenuti nelle carceri israeliane, Al Taher si e’ detto convinto che solo lo ”scambio” – come avvenuto per Shalit – puo’ funzionare per convincere lo Stato ebraico.

Obama. Pace solo a parole, ritiriamogli il Nobel

obama-robotQuando fu assegnato al neo eletto Presidente degli Statu Uniti d’America il Nobel per la Pace molti si avventurarono in proclami entusiastici a quell’atto che poi, con fatti alla mano, si dimostrò intempestivo ed inopportuno. Fu una medaglia consegnata non per meriti conseguiti ma per i proclami di una campagna elettorale americana, dove per la prima volta aveva vinto un giovane, democratico, nero. Un evento senza dubbio, ma alla prova dei fatti Barack Obama si è dimostrato un presidente perfettamente in linea con i suoi predecessori repubblicani, specie sui temi di politica internazionale.

Non c’entra la crisi economica mondiale, il crollo dell’economia virtuale e del capitalismo immorale, quelli sono altri temi sui quali si può solo accusare il presidente USA di aver mostrato il lato peggiore dell’egoismo americano. La politica internazionale americana non è mutata di una virgola. Continuano a prevalere le strategia della potente lobby sionista che fanno degli Stati Uniti in questo momento lo stato più nemico della pace fra quelli occidentali.

La vicenda dell’ingresso dei territori palestinesi all’interno dell’UNESCO con un implicito riconoscimento dell’esistenza di uno Stato Palestinese, il voto contrario degli USA e soprattutto le minacce successive di non finanziare più l’Educational, Scientific and Cultural Organization e soprattutto di esercitare il diritto di veto (figlio della spartizione mondiale del dopo guerra) ove vi fosse una richiesta palestinese di riconoscimento giuridico della propria statualità, sono l’esempio di quanto sia lontana la volontà di portare la pace in Medio Oriente da parte di questo presidente sempre di più “burattino” in mano ai forti poteri economici ebraici.

Si era aperto uno spiraglio con questo importante atto dell’UNESCO sembrava prevalere la strategia di Al-Fatah tesa a portare avanti processi legali di riconoscimento dello Stato Palestinese ed invece vincono le logiche della guerra, prevale la volontà di chi afferma un’occupazione illegittima che negli ultimi anni ha annullato la presenza palestinese in quei territori creando 5 milioni di profughi e tanti martiri.

Ormai di terra non ce n’è più, Israele minaccia di aumentare gli insediamenti dei coloni e passa il messaggio che l’unica lingua che conosce il governo sionista e quello della forza. Lo ha capito quando è stato costretto a liberare il sud del Libano dagli attacchi di Hezbollah, lo ha capito quando ha dovuto rilasciare 477 Palestinesi, detenuti nelle carceri Israeliane, in cambio di Shalit.

Non bastano le parole di pace, servono fatti e ciò che è accaduto negli ultimi mesi è la dimostrazione lampante che USA e Israele la pace non la vogliono ma intendono perseguire una azione strategica di colonizzazione e di umiliazione del popolo Palestinese.

L’unica cosa positiva di ciò è che la chiusura a strategie di dialogo apre alla unificazione politica di quel popolo che ritrova nella lotta lo strumento per raggiungere la propria libertà.

Le recenti minacce di Netanyahu di attaccare l’IRAN sono un ulteriore esempio di arroganza e prepotenza. Il sostegno del Governo Statunitense a tale strategia è il segno dell’impotenza di Obama di fronte al “colosso” sionista.

Togliamo il premio Nobel per la pace a Brack Obama, lui proprio non lo merita.

في الناقورة جنوب لبنان قامت القوات الإيطالية بتدين الإنارة

في نهاية شهر سبتمبر/أيلول وفي إطار  النشاطات الخاصة بالتعاون العسكري والمدني  لصالح الأهالي، قامت القوات الإيطالية  بتدشين  مركز إنارة طرقات البلدة عبر  التغذية بالطاقة الشمسية  وقد  أنشا مركز الإنارة بالقرب من بلدية البلدة. في المشروع إنشاء 15  مولد للإضاءة  مركزين  في مناطق حساسة وذلك بهدف تحسين  الظروف والرؤية بالحالات المستعصية للمساهمة في تأمين أمان السكان.

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Normativa

Reportage Fotografici

DSC_0101 depistage 8 IMG-20111205-00046 delegazione libano-palestinese libano3 modfi Schiavone e El Moussawi copia iran gemellaggio escolca 9 Let's dress up Sadali Dialogo di fronte al Mediterraneo Delegazione Ufficiale Presentazione di Assadakah Sardegna