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	<title>Assadakah Sardegna</title>
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	<description>Centro Italo-Arabo e del Mediterraneo</description>
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		<title>La delegazione di Assadakah Sardegna partecipa alle celebrazioni per la Liberazione del Libano</title>
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		<pubDate>Fri, 18 May 2012 16:11:10 +0000</pubDate>
		<dc:creator>Redazione</dc:creator>
				<category><![CDATA[Comunicati stampa]]></category>
		<category><![CDATA[In evidenza]]></category>

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		<description><![CDATA[Il prossimo 25 maggio, in occasione delle celebrazioni per la Liberazione del Libano, l’Associazione Assadakah Sicilia ha organizzato una missione a Beirut, alla quale prenderà parte anche una delegazione sarda composta dal Presidente di Assadakah Sardegna Raimondo Schiavone, da Alessandro Aramu, Gianbattista Usai, Gianni Brandas, Romolo Eucalitto e Franco Murgia. Una delegazione di professionalità afferenti [...]]]></description>
			<content:encoded><![CDATA[<p></p><p><a href="http://assadakahsardegna.com/wp-content/uploads/2012/05/110212153358_newday_640x360_ap_nocredit.jpg"><img class="alignleft size-medium wp-image-1522" title="liberazione libano" src="http://assadakahsardegna.com/wp-content/uploads/2012/05/110212153358_newday_640x360_ap_nocredit-300x168.jpg" alt="liberazione libano" width="300" height="168" /></a>Il prossimo <strong>25 maggio</strong>, in occasione delle celebrazioni per la Liberazione del Libano, l’Associazione <strong>Assadakah Sicilia</strong> ha organizzato una missione a Beirut, alla quale prenderà parte anche una delegazione sarda composta dal Presidente di Assadakah Sardegna <strong>Raimondo Schiavone, da Alessandro Aramu, Gianbattista Usai, Gianni Brandas, Romolo Eucalitto e Franco Murgia</strong>. Una delegazione di professionalità afferenti a diversi ambiti disciplinari che favorirà il confronto e le occasioni di dibattito e incontro tra le autorità libanesi e la rappresentanza italiana.</p>
<p>La condivisione di un momento così importante per il popolo libanese suggella un’amicizia  tra il nostro Paese e il Paese dei Cedri che Assadakah ha favorito e valorizzato in questi anni.</p>
<p>Era la primavera del 2000 quando l’esercito di occupazione sionista, che occupava stabilmente fin dall’invasione del paese dei cedri dell’estate 1982 la cosiddetta “fascia di sicurezza” adiacente i confini settentrionali con la Palestina occupata (comprendente tutta la zona a sud del fiume Litani), decise unilateralmente il ritiro militare da un’area diventata oramai non più gestibile e nella quale i soldati dell’esercito di Tel Aviv avevano lasciato una numerosa scia di sangue dei loro caduti. Il ritiro unilaterale proclamato all’epoca dall’allora premier Ehud Barak venne ‘accompagnato’ dai boati delle bordate di razzi katiusha della Resistenza e dai cori di gioia di migliaia di libanesi che si riversarono festanti nelle zone fino a quel momento sotto controllo militare israeliano</p>
<p>Le celebrazioni rappresentano un momento per ricordare coloro che hanno dato la vita per la libertà di un intero popolo, che non si sono piegati e hanno lottato con tutte le loro forze contro il sionismo.</p>
<p></p>]]></content:encoded>
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		<title>Santa sede vicina al Medio Oriente, preoccupata per la Siria</title>
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		<pubDate>Thu, 22 Mar 2012 17:11:22 +0000</pubDate>
		<dc:creator>Redazione</dc:creator>
				<category><![CDATA[Comunicati stampa]]></category>
		<category><![CDATA[In evidenza]]></category>

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		<description><![CDATA[“L&#8217;Italia sostiene pienamente l&#8217;azione dell&#8217;Inviato Speciale delle Nazioni Unite e della Lega Araba per la crisi siriana, Kofi Annan. Occorre ora &#8211; conclude Terzi- che il governo siriano rispetti tempestivamente e con scrupolo gli impegni previsti nel piano in sei punti proposto da Annan, unica strada percorribile per una soluzione politica della crisi siriana”. &#8220;La [...]]]></description>
			<content:encoded><![CDATA[<p></p><p><a href="http://assadakahsardegna.com/wp-content/uploads/2012/03/Cardinal-Tarcisio-Bertone-2.jpg"><img class="alignleft size-medium wp-image-1515" title="Cardinal-Tarcisio-Bertone-2" src="http://assadakahsardegna.com/wp-content/uploads/2012/03/Cardinal-Tarcisio-Bertone-2-300x241.jpg" alt="" width="300" height="241" /></a>“L&#8217;Italia sostiene pienamente l&#8217;azione dell&#8217;Inviato Speciale delle Nazioni Unite e della Lega Araba per la crisi siriana, Kofi Annan. Occorre ora &#8211; conclude Terzi- che il governo siriano rispetti tempestivamente e con scrupolo gli impegni previsti nel piano in sei punti proposto da Annan, unica strada percorribile per una soluzione politica della crisi siriana”.</p>
<p>&#8220;La posizione della Santa Sede è che la via per risolvere i problemi e i conflitti, sia quella del dialogo e non della guerra&#8221;. Lo dice il cardinale Tarcisio Bertone, Segretario di Stato vaticano che, in una lunga intervista a &#8216;La Stampa&#8217;, affronta anche il tema dell&#8217;eventualità di un attacco israeliano all&#8217;Iran.</p>
<p>Il Cardinal Bertone ricordando le &#8220;profetiche dichiarazioni dei Pontefici del secolo XX &#8216;. Con la guerra tutto può essere perduto&#8221; ricorda come il Vaticano abbia seguito &#8220;Capillarmente tutto ciò che si riferisce al Medio Oriente&#8221;. E aggiunge: &#8220;Attualmente siamo preoccupati in particolare per l&#8217;esplosione della violenza in Siria. Si rivela più urgente che mai l&#8217;impegno di tutti a favore della pace e della riconciliazione&#8221;.</p>
<p>Per quanto riguarda la Siria tutti i Paesi Occidentali dopo gli Stati Uniti fanno marcia indietro e chiedono una soluzione pacifica del conflitto ignorando completamente la loro richiesta:” Assad deve andarsene”.</p>
<p>“La dichiarazione presidenziale del Consiglio di Sicurezza delle Nazioni Unite sulla crisi siriana costituisce un utile passo in avanti per il conseguimento degli obiettivi sui quali deve concentrarsi in via prioritaria l&#8217;impegno della comunità internazionale”.</p>
<p>Lo afferma il ministro degli Esteri Giulio Terzi, commentando il documento diffuso il 21 Marzo al Palazzo di Vetro.” E&#8217; indispensabile agire con la massima compattezza per la cessazione immediata delle violenze, l&#8217;avvio di un processo politico fondato sul pieno rispetto dei diritti e delle libertà fondamentali del popolo siriano, e l&#8217;accesso degli aiuti umanitari a favore delle aree bisognose, aggiunge il ministro Terzi. “L&#8217;Italia sostiene pienamente l&#8217;azione dell&#8217;Inviato Speciale delle Nazioni Unite e della Lega Araba per la crisi siriana, Kofi Annan.</p>
<p>Occorre ora &#8211; conclude Terzi- che il governo siriano rispetti tempestivamente e con scrupolo gli impegni previsti nel piano in sei punti proposto da Annan, unica strada percorribile per una soluzione politica della crisi siriana”. Il Ministro fa una svolta radicale, basta pensare che solo 3 settimane fa era favorevole ad un intervento militare e chiedeva la caduta del regime. L&#8217;inviato speciale dell&#8217;Onu e della Lega Araba per la Siria, Kofi Annan, ha chiesto a Damasco di rispondere positivamente alla dichiarazione approvata dal Consiglio di Sicurezza nella quale si chiede alle autorità siriane di applicare il piano di pace in sei punti proposto dallo stesso Annan.</p>
<p>La Siria ha risposto positivamente. Il testo approvato il 21 Marzo esprime il sostegno dei Paesi membri alla missione di Annan: si tratta in affetti di una &#8220;dichiarazione presidenziale&#8221; adottata per consenso &#8211; senza quindi possibilità di veto &#8211; e che ha minore rilevanza rispetto a una risoluzione vera e propria.</p>
<p>I sei punti &#8211; già presentati da Annan nella sua recente visita a Damasco &#8211; prevedono la fine delle violenze, l&#8217;applicazione progressiva di un cessate il fuoco, la fornitura di aiuti umanitari e l&#8217;avvio di un dialogo politico.</p>
<p>La Cina considera un positivo passo avanti la dichiarazione adottata dal Consiglio di Sicurezza dell&#8217;Onu sulla Siria. Lo ha detto all&#8217;agenzia di stato Xinhua il rappresentante cinese alle Nazioni Unite, aggiungendo che Pechino ha chiesto alla Siria di “sostenere attivamente il positivo operato di Annan” e di “avviare al più presto il dialogo politico”.</p>
<p></p>]]></content:encoded>
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		<title>Siria, comunità internazionale verso la soluzione pacifica</title>
		<link>http://assadakahsardegna.com/in-evidenza/russia-apre-a-risoluzione-onu-ma-senza-ultimatum</link>
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		<pubDate>Wed, 21 Mar 2012 12:36:24 +0000</pubDate>
		<dc:creator>Redazione</dc:creator>
				<category><![CDATA[Comunicati stampa]]></category>
		<category><![CDATA[In evidenza]]></category>

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		<description><![CDATA[Sarah Leah Whitson, direttore per il Medio Oriente di Human Rights Watch (Hrw), afferma: “ I leader dell&#8217;opposizione dovrebbero spiegare ai loro seguaci che non devono torturare, rapire o giustiziare in nessuna circostanza&#8221; L&#8217;inviato speciale dell&#8217;Onu per la Siria, Kofi Annan, e il Segretario generale della Lega Araba, Nabil al-Arabi, si sono incontrati a Ginevra [...]]]></description>
			<content:encoded><![CDATA[<p></p><p><a href="http://assadakahsardegna.com/wp-content/uploads/2012/03/Annan-Syria_2164984b1.jpg"><img class="alignleft size-medium wp-image-1504" title="Annan-Syria_2164984b" src="http://assadakahsardegna.com/wp-content/uploads/2012/03/Annan-Syria_2164984b1-300x256.jpg" alt="" width="300" height="256" /></a>Sarah Leah Whitson, direttore per il Medio Oriente di Human Rights Watch (Hrw), afferma: “ I leader dell&#8217;opposizione dovrebbero spiegare ai loro seguaci che non devono torturare, rapire o giustiziare in nessuna circostanza&#8221;</p>
<p>L&#8217;inviato speciale dell&#8217;Onu per la Siria, Kofi Annan, e il Segretario generale della Lega Araba, Nabil al-Arabi, si sono incontrati a Ginevra dove hanno lanciato un appello alla comunità internazionale perché adotti una posizione unitaria sulla crisi in corso nel Paese arabo. Secondo quanto reso noto dal Palazzo di Vetro l&#8217;incontro è avvenuto a porte chiuse e al termine non è stata rilasciata alcuna dichiarazione.</p>
<p>I quindici Paesi membri del Consiglio di Sicurezza dell&#8217;Onu hanno nel frattempo iniziato la discussione della bozza di dichiarazione presentata dalla Francia per sostenere la missione in Siria di Annan: il voto è previsto in serata.</p>
<p>Il testo si limita ad esprimere il sostegno dei Paesi membri alla missione di Annan, come ha spiegato l&#8217;Ambasciatore francese presso le Nazioni Unite, Gerard Araud, ed è il &#8220;meno controverso che sia stato possibile presentare&#8221;. Si tratta in affetti di una &#8220;dichiarazione presidenziale&#8221; adottata per consenso e che ha minore rilevanza rispetto a una risoluzione vera e propria.</p>
<p>Il documento consta di sei punti &#8211; già presentati da Annan nella sua visita a Damasco &#8211; che prevedono la fine delle violenze, l&#8217;applicazione progressiva di un cessate il fuoco, la fornitura di aiuti umanitari e l&#8217;avvio di un dialogo politico; se questi sei punti non venissero rispettati nella settimana successiva all&#8217;approvazione della dichiarazione il Consiglio di riserva il ricorso a non meglio precisate &#8220;misure supplementari&#8221;.</p>
<p>&nbsp;</p>
<p>Una delegazione di cinque esperti inviata da Anann si trova attualmente a Damasco per negoziare l&#8217;invio di una missione di osservazione con lo scopo di far cessare le violenze nel Paese. Come vediamo è cambiato l’atteggiamento minaccioso nei confronti della Siria, mentre avanza l’appello per una soluzione politica.</p>
<p>Il ministro cinese degli Affari Esteri, Yang Jiechi, ha lanciato il 20 Marzo, un appello per una rapida soluzione della crisi siriana, durante il suo incontro a Pechino con l&#8217;omologo egiziano. Cina e Russia hanno usato per due volte il loro potere di veto per bloccare altrettante risoluzioni Onu di condanna della repressione “voluta” dall’esercito siriano ai danni dell&#8217;opposizione.</p>
<p>Durante il loro incontro, Yang e l&#8217;omologo egiziano Mohammed Amr hanno confermato il loro sostegno agli sforzi di mediazione compiuti dall&#8217;inviato speciale delle Nazioni Unite e della Lega araba, Kofi Annan. Russia e Cina trascinano i Paesi arabi sulla loro posizione. Solo un mese fa l’Egitto era favorevole all’invio di armi all’opposizione, oggi chiede una posizione pacifica.</p>
<p>&nbsp;</p>
<p>Il ministro degli Esteri egiziano e cinese hanno rivolto un appello congiunto per una fine del conflitto in Siria invocando negoziati politici e sostenendo il ruolo di mediazione svolto dall&#8217;inviato speciale dell&#8217;Onu e della Lega Araba Kofi Annan. Il ministro degli Esteri cinese Yang Jiechi e la sua controparte egiziana Mohammed Amr hanno chiesto congiuntamente alla comunità internazionale di continuare a esercitare la propria pressione per una soluzione politica della crisi.</p>
<p>&#8220;Sulla Siria, ritengono che le parti in causa dovrebbero immediatamente abbandonare il conflitto violento, aprire al dialogo politico e alleviare la situazione umanitaria &#8211; si legge in un comunicato emesso da Pechino “ La comunità internazionale dovrebbe rispettare la scelta del popolo siriano, continuare a cercare una soluzione politica e incoraggiare gli sforzi di mediazione dell&#8217;inviato dell&#8217;Onu e della Lega Araba Annan&#8221;.</p>
<p>La Russia apre a una dichiarazione o risoluzione Onu sulla Siria, sempre che questa non contenga un ultimatum. La posizione possibilista arriva dal ministro degli Esteri Sergei Lavrov, che il 20 Marzo ha minacciato un nuovo veto a un testo che preveda &#8220;un ultimatum&#8221;, de facto lasciando spazio per l&#8217;approvazione, dopo i &#8216;niet&#8217; opposti alle precedenti risoluzionidi condanna della Siria.</p>
<p>&nbsp;</p>
<p>Lavrov ha duramente criticato il ritiro degli ambasciatori deiPaesi arabi da Damasco e ha sostenuto che il vero obiettivo dei recenti attacchi terroristici nel Paese mediorientale è quello di far fallire la missione di Kofi Annan, finalizzata a ottenere una tregua tra le parti in conflitto. &#8220;Ora che la missione di Kofi Annan è appoggiata da tutti, almeno a parole &#8211; ha detto il capo della diplomazia moscovita – vi sono una serie di eventi che chiaramente non vanno a favore di tale missione&#8221;.</p>
<p>Lavrov ha seccamente replicato a chi evidenzia un cambiamento di linea sulla Siria da parte russa, dopo mesi di strenua difesa del presidente Bashar al-Assad: &#8220;Penso che non abbia neppure senso parlare di revisione della nostra posizione&#8221;, ha dichiarato durante una conferenza stampa a conclusione dell&#8217;incontro con il collega libanese Adnan Mansour.</p>
<p>I gruppi armati dell&#8217;opposizione stanno compiendo gravi abusi dei diritti umani, torturando e giustiziando i membri delle forze di sicurezza e i sostenitori del governo. Lo ha detto il 20 marzo Sarah Leah Whitson, direttore per il Medio Oriente di Human Rights Watch (Hrw).</p>
<p>Talal Khrais</p>
<p></p>]]></content:encoded>
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		<title>Con gli studenti napoletani Assadakah parla dell’Iran, Siria e la primavera araba</title>
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		<pubDate>Wed, 21 Mar 2012 11:13:23 +0000</pubDate>
		<dc:creator>Redazione</dc:creator>
				<category><![CDATA[Comunicati stampa]]></category>
		<category><![CDATA[In evidenza]]></category>

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		<description><![CDATA[Continuano gli incontri nelle scuole superiori di Napoli e della Campania per Assadakah. Grande partecipazione di studenti e docenti all’ultimo incontro svoltosi presso l’Istituto Sacro Cuore di Napoli, venerdì 16 marzo, che ha visto protagonisti Talal Khrais, Responsabile delle Relazioni Internazionali di Assadakah nazionale, e Giovanni Carfora, Segretario generale di Assadakah Campania. L’incontro organizzato dalla [...]]]></description>
			<content:encoded><![CDATA[<p></p><p><strong><a href="http://assadakahsardegna.com/wp-content/uploads/2012/03/assdakah-campania-e-gli-studenti-160312-2.jpg"><img class="alignleft size-thumbnail wp-image-1499" title="Assadakah Campania" src="http://assadakahsardegna.com/wp-content/uploads/2012/03/assdakah-campania-e-gli-studenti-160312-2-150x150.jpg" alt="Assadakah Campania" width="150" height="150" /></a>Continuano gli incontri nelle scuole superiori di Napoli e della Campania per Assadakah.</strong></p>
<p>Grande partecipazione di studenti e docenti all’ultimo incontro svoltosi presso l’Istituto Sacro Cuore di Napoli, venerdì 16 marzo, che ha visto protagonisti Talal Khrais, Responsabile delle Relazioni Internazionali di Assadakah nazionale, e Giovanni Carfora, Segretario generale di Assadakah Campania.</p>
<p>L’incontro organizzato dalla professoressa Loredana Genovese e fortemente voluto dal preside Giovanni Conti è coinciso con il primo anniversario dello scoppio delle rivolte in Siria, e l’occasione è stata un ottimo pretesto per discutere insieme ai ragazzi di ciò che realmente accade nel paese mediorientale, quali sono i veri interessi dietro le esplosioni di violenza e da chi sono foraggiate.</p>
<p>I due ospiti hanno analizzato la manipolazione di notizie in atto su tutti i media occidentali e Talal Khrais ha potuto raccontare i suoi recenti viaggi in Siria che lo hanno visto protagonista di eventi che sono stati distorti del tutto in occidente.</p>
<p>Grande spazio è stato dato agli interventi degli studenti che con le loro domande, ma soprattutto con le loro curiosità, hanno reso il dibattito intenso e appassionato. Dalle loro domande si è evinta la grande curiosità per ciò che accade nei paesi della sponda sud del Mediterraneo: le primavere arabe, la Tunisia,l’Egitto, la Libia, l’Islam, la Palestina e infine la situazione in Iran . I</p>
<p>rappresentanti di Assadakah hanno saputo rispondere a tutti i loro interrogativi, facendo sempre emergere il punto di vista dell’Associazione che non è mai scontato né banale e che anzi riflette la profonda conoscenza, la passione, le ricerche e anche i sacrifici di chi ogni giorno cerca di comunicare, specialmente ai giovani, la verità senza manipolazioni e contraffazioni.</p>
<p>Durante l’incontro Giovanni Carfora ha presentato il suo libro “Il popolo che accetta la morte non morirà”, scatenando negli studenti forti passioni e trovandosi a discutere dei recenti attacchi israeliani a Gaza e delle ragioni della resistenza di un popolo contro l’oppressione.</p>
<p>Il grande successo dell’iniziativa, le magnifiche conclusioni del preside e i ringraziamenti della giovane platea spingono Assadakah Campania a continuare ad essere presente, anche e soprattutto nelle scuole, per educare alla pace, al rispetto e ad insegnare a ricercare la verità, con spirito critico e libera da interessi e condizionamenti.</p>
<p></p>]]></content:encoded>
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		<title>La vera storia di Israele  e della Palestina</title>
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		<pubDate>Thu, 08 Mar 2012 18:04:00 +0000</pubDate>
		<dc:creator>Redazione</dc:creator>
				<category><![CDATA[Comunicati stampa]]></category>
		<category><![CDATA[In evidenza]]></category>

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		<description><![CDATA[Conoscere davvero la questione israelo-palestinese significa non avere un atteggiamento equidistante tra il popolo palestinese, sottoposto a crudele occupazione e lo Stato israeliano, responsabile di crimini, di apartheid e pulizia etnica. &#160; Seguo da tempo, come  cittadino che si documenta, quanto accade in Israele-Palestina e constato che mai sono stati evidenti come ora, gli atteggiamenti [...]]]></description>
			<content:encoded><![CDATA[<p></p><p><a href="http://assadakahsardegna.com/wp-content/uploads/2012/03/Filo-spinato.jpg"><img class="alignleft size-thumbnail wp-image-1494" title="Filo-spinato" src="http://assadakahsardegna.com/wp-content/uploads/2012/03/Filo-spinato-150x150.jpg" alt="" width="150" height="150" /></a>Conoscere davvero la questione israelo-palestinese significa non avere un atteggiamento equidistante tra il popolo palestinese, sottoposto a crudele occupazione e lo Stato israeliano, responsabile di crimini, di apartheid e pulizia etnica.</p>
<p>&nbsp;</p>
<p>Seguo da tempo, come  cittadino che si documenta, quanto accade in Israele-Palestina e constato che mai sono stati evidenti come ora, gli atteggiamenti di non rispetto da parte degli ultimi governi israeliani nei confronti del popolo palestinese.</p>
<p>Il governo israeliano perpetra quotidianamente a danno dei palestinesi: la totale violazione dei diritti umani e del diritto internazionale, l’assoluta mancanza di una volontà di pace, ed attua, come se fosse lecito, l’apartheid, la pulizia etnica e la colonizzazione, con la complicità degli Stati Uniti, UE e Paesi arabi amici filo-occidentali, nel silenzio dei grandi mezzi d’informazione.</p>
<p>In Italia, si tratta degli stessi giornali e Tv che hanno sostenuto la partecipazione dell’Italia a tutte le guerre e alle missioni militari dalla prima Guerra del Golfo ad oggi, favorevoli alle grandi opere come la Tav Torino-Lione e prevedibilmente all’intervento, con la Nato, in una nuova guerra preventiva decisa dagli Stati Uniti e da Israele contro l’Iran. Può sembrare fuori luogo mettere insieme guerre, Israele e No-Tav ma ci sono punti in comune: le guerre e le grandi opere fanno parte della stessa politica liberista ed imperialista occidentale, la Comunità internazionale occidentale sta minacciando, spinta da Israele, una guerra disastrosa contro l’Iran la cui causa è intimamente connessa con l’occupazione israeliana dei territori, ed infine ho notato in Val di Susa, l’uso contro i valligiani  dell’inconfondibile tagliente filo spinato israeliano. Non è un caso che l’unico giornale che si è opposto alle guerre occidentali, all’occupazione israeliana ed alla Tav sia ‘Il Manifesto’ (Liberazione non c’è più) e anche per questo è importante che sopravviva; sarebbe meglio per il mondo intero se Stati Uniti e UE, invece di preparare ed assecondare una nuova guerra, intervenissero su Israele, che è dotato di armi nucleari e non ha firmato il Trattato di non proliferazione, per la fine dell’occupazione Potrei scrivere molto sull’apartheid  e la pulizia etnica in Israele-Palestina ma la lettera sarebbe troppo lunga e rimando, chi fosse interessato, agli ottimi e documentati libri, , dello storico  Ilan Pappé ‘La pulizia etnica della Palestina’ , dell’antropologo  Jeff Halper ‘ Ostacoli alla pace’ e dell’architetto  Eyal Weizman ‘Architettura dell’occupazione’, tutti ebrei.  Aggiungo solo che non si può non essere d’accordo con il giornalista Gideon Levy, quando nel documentario ‘This is my land…Hebron’ , dice che il popolo palestinese nel sopportare quanto accade a Hebron “ E’ uno dei popoli più tolleranti e meno violenti del mondo e che chiunque, in tale situazione esploderebbe”  e basterebbe guardare quel documentario per rendersi conto di quanto accade nei Territori Occupati.</p>
<p>Per quanto riguarda i crimini commessi dallo Stato israeliano, sono stati riconosciuti e denunciati da diverse Commissioni internazionali e da Rappresentanti dei diritti umani e del diritto internazionale. Ricordo che la Commissione d’inchiesta delle N.U. , sul conflitto di Gaza del 2008-2009, composta da quattro membri, tra cui il Giudice Richard Goldstone che la presiedeva, ha riconosciuto che nell’attacco a Gaza, Israele ha compiuto crimini di guerra e probabilmente anche crimini contro l’umanità, ed anche se il Giudice Goldstone, sottoposto a fortissime pressioni israeliane, ha fatto una parziale marcia indietro, gli altri membri, Hina Dilani avvocato dei Diritti umani, Christine Chinkin docente di Diritto internazionale, e Desmond Travers esperto di missioni di pace in Irlanda, hanno confermato le conclusioni del rapporto, che rimane valido.</p>
<p>Il rapporto della Commissione d’inchiesta di Ian Martin, Alto Mediatore delle N.U., incaricato da Ban-Ki-Moon, sui bombardamenti israeliani contro le strutture dell’ONU a Gaza, ha concluso che Israele  ‘Aveva mostrato uno spericolato disprezzo della vita dei civili’, ed in sette episodi su nove aveva agito in modo illegale.</p>
<p>Il Tribunale Russel ha presentato nel gennaio 2012 un rapporto al ‘Comitato ONU per l’eliminazione della discriminazione razziale’ ed il suo delegato, il giurista Michael Mansfield, Presidente della Haldane Society of Lawyers Socialist, ha dichiarato : “ L’ONU deve perseguire Israele per crimini di guerra” .</p>
<p>Raquel Rolnik, Rapporteuse dell’ONU, nella Conferenza stampa del 12 febbraio c.a., a Gerusalemme, ha accusato Israele di ‘strategia di giudaizzazione’ in Cisgiordania, Gerusalemme-Est ed alte aree dello Stato di Israele, con una politica che esclude, discrimina e deporta le minoranze, in particolare  i palestinesi, non rispettando né i Diritti dell’Uomo né il Diritto umanitario internazionale.</p>
<p>Navi Pillay, Responsabile dei Diritti umani e tutti gli inviati dell’ONU  in Israele-Palestina e nel corso degli ultimi anni, Alvaro de Soto, John Ging, John Dugard, Richard Frank, hanno denunciato il costante deterioramento delle condizioni di vita della popolazione palestinese, i crimini quotidiani e le violazioni dei diritti umani da parte di Israele.</p>
<p>Aggiungo che anche la Corte internazionale dell’Aia nel 2002 ha emesso una sentenza sull’illegalità del Muro e che la Quarta Convenzione di Ginevra impone alle potenze occupanti di assicurare il benessere alle popolazioni civili sotto controllo e tuttavia, dopo tutte queste critiche e denunce, non c’è stato alcun intervento della Comunità internazionale su Israele.</p>
<p>Ma ciò che mi ha spinto a scrivere questa lettera è la distanza siderale  tra quanto si legge  e si vede su Internet e la stragrande maggioranza dei giornali ed delle TV, a proposito della situazione Israelo-Palestinese.</p>
<p>Leggendo le notizie e guardando i video You-tube che arrivano dai siti palestinesi, da associazioni di amicizia ebraico-palestinesi, israeliane ed internazionali, da Ong laiche e cattoliche, da siti di amicizia Italia-Palestina ci si rende conto della crudeltà e della insopportabilità dell’occupazione israeliana, della negazione di ogni diritto al popolo palestinese, perché dovunque ci sono soldati israeliani in assetto di guerra, check-point, il Muro e strade riservate ai coloni, che impediscono la libertà di movimento a lavoratori, malati, studenti, al passaggio delle merci. Nelle case palestinesi avvengono ogni giorno controlli in piena notte dell’esercito israeliano, anche senza motivo, arresti amministrativi con pestaggi e talvolta torture, demolizioni di case, espulsioni, espropriazioni e costruzioni di nuove case per coloni, sradicamento di ulivi e di alberi da frutta, aggressioni da parte dei coloni sempre più prepotenti nei confronti di contadini e studenti, attacchi dell’IDF ai pescatori di Gaza, a manifestanti disarmati che protestano contro il Muro illegale colpiti da pallottole e fumogeni. Le continue aggressioni hanno causato la morte di diverse persone e i frequenti bombardamenti hanno quale triste epilogo l’uccisione di resistenti e civili ed omicidi extragiudiziali, ad Hebron 600 coloni condizionano la vita di 130.000 palestinesi ingabbiati.  Come si può accettare che un ragazzo che scaglia pietre contro un carro armato d entra nella Buffer Zone, un pescatore che fa il suo lavoro, un contadino che raccoglie quanto ha seminato, vengano uccisi impunemente ?</p>
<p>L’acqua, il carburante, l’energia elettrica, la telefonia e perfino i pannelli solari, tutto nei Territori Occupati è sotto il controllo dell’esercito israeliano e le migliori merci agricole esportate da Israele provengono dalle colonie, dai terreni rubati ai Palestinesi.</p>
<p>Il governo Netanyahu sta attuando, in modo evidente e senza alcun ostacolo, il progetto sionista del Grande Israele, iniziato già nel 1948, rendendo impossibile, per mancanza di territorio, uno Stato palestinese, solo in apparente contraddizione con la dichiarata accettazione da parte del Primo Ministro Netanyahu della possibilità di esistenza di uno Stato palestinese, perché per Stato egli intende un agglomerato di bantustan. D’altra parte, nessun Primo Ministro israeliano ha mai voluto un vero Stato palestinese, neppure Yithzak Rabin che, proprio in una intervista rilasciata al giornalista  della Rai , G.Giacovazzo, andata in onda in questi giorni, ha espresso chiaramente il suo pensiero, dicendo che non c’era posto per uno Stato palestinese, costituito da Cisgiordania e Gaza, tra un unico Stato ebraico ed uno Stato giordano-palestinese.</p>
<p>Chi conosce quanto accade in Israele-Palestina,  e ciò vale soprattutto per i giornalisti ed i politici, non  può acquisire un atteggiamento imparziale tra il popolo palestinese e lo Stato d’Israele, ed invece proprio molti fra coloro che informano e condizionano l’opinione pubblica ricordano e celebrano giustamente la Shoah, ma non ne hanno recepito l’insegnamento, non sentono l’ingiustizia  e non hanno umanità nei confronti di un popolo che ha sofferto la Nakba e oltre 60 anni di occupazione che ha condotto a  7 milioni di profughi ed esiliati.</p>
<p>Se l’opinione pubblica occidentale conoscesse la crudeltà dell’occupazione israeliana, vi si opporrebbe e la pace sarebbe meno lontana..</p>
<p>Ireo Bono</p>
<p></p>]]></content:encoded>
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		<title>Siria: intervista a Talal Khrais</title>
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		<pubDate>Thu, 08 Mar 2012 17:09:05 +0000</pubDate>
		<dc:creator>Redazione</dc:creator>
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		<description><![CDATA[Nel tentativo di comprendere cosa accade in questi giorni in Siria, ho deciso di rivolgere alcune domande al dott. Talal Khrais. Giornalista laico e corrispondente in Italia del libanese As-Safir, responsabile esteri di Centro Italo-Arabo e del Mediterraneo* e relazioni internazionali per la sede sarda di Assadakh. Talal Khrais ha gentilmente risposto alle mie domande, [...]]]></description>
			<content:encoded><![CDATA[<p></p><p><a href="http://assadakahsardegna.com/wp-content/uploads/2012/03/Siria-33.jpg"><img class="alignleft size-thumbnail wp-image-1489" title="Siria 33" src="http://assadakahsardegna.com/wp-content/uploads/2012/03/Siria-33-150x150.jpg" alt="" width="150" height="150" /></a>Nel tentativo di comprendere cosa accade in questi giorni in Siria, ho deciso di rivolgere alcune domande al dott. Talal Khrais. Giornalista laico e corrispondente in Italia del libanese As-Safir, responsabile esteri di Centro Italo-Arabo e del Mediterraneo* e relazioni internazionali per la sede sarda di Assadakh.</p>
<p>Talal Khrais ha gentilmente risposto alle mie domande, provando a descrivere da un punto di vista inedito la situazione siriana.<br />
Grazie alle attività del suo centro infatti, ma soprattutto grazie alla sua enorme esperienza sul campo, quest&#8217;intervista assume un valore particolare.<br />
Il dott. Khrais è infatti stato recentemente in Siria e ci ha potuto descrivere, come pochi altri possono oggi fare, come la situazione sia sul campo.<br />
Parlando con la gente, guardando ed osservando le cose in prima persona può fornirci testimonianze dirette. Ci ha spiegato cosa sta succedendo ad Homs e perché secondo lui, che pur riconosce la legittimità della protesta pacifica, oggi ci troviamo anche dinanzi ad una guerra fatta su procura dei poteri occidentali.</p>
<p><strong>Cosa sta accadendo in Siria in queste ultime settimane?</strong><br />
Frequento la Siria dal 1984. In Italia si parla poco del fatto che questo paese è nell&#8217;occhio del ciclone dal 1967, anno in cui Israele occupò vasti territori arabi. Per far fronte alla superiorità militare di Tel Aviv, il governo di Damasco si alleò con l’Unione Sovietica scegliendo un modello socialista per creare una base socio-economica allargata ed un sistema di garanzie sociali.<br />
Il regime credeva che sfamare la gente e creare occupazione fosse sufficiente per rispondere alle esigenze del popolo siriano.<br />
Dopo la morte del padre Hafez al Assad, il figlio Bashar ha fatto delle riforme economiche che hanno contribuito alla crescita delle piccole e medie imprese, ma senza toccare l’art 8 che garantiva il dominio del partito Baath al potere.<br />
L’art. 8 è stato superato con il referendum del 26 febbraio 2012 sulla nuova Costituzione prevedendo una chiara partecipazione di tutte le forze politiche attraverso un inedito multi-partitismo.<br />
All’inizio del conflitto interno, esattamente un anno fa, sono cominciate le manifestazioni che personalmente considero legittime e giuste.<br />
I manifestanti infatti rivendicavano più libertà. Tuttavia, parallelamente, in Siria si preparava una guerra, una guerra per procura, semplicemente  per rompere la forte alleanza tra Siria, Iran e Hezbollah.<br />
Un&#8217;alleanza che aveva cambiato gli equilibri politici regionali nella guerra del 2006, quella  tra Hezbollah e Israele, con lo Stato ebraico che usciva sconfitto dal confronto con migliaia di combattenti della milizia islamica libanese.<br />
Secondo i dati della Croce Rossa si parla di migliaia fra morti e feriti, lei ha dati diversi o maggiormente precisi in merito?<br />
Noi corrispondenti che ci occupiamo di conflitti conosciamo bene le conseguenze di una guerra. In Siria esiste una vera guerra. Non penso che l’esercito siriano, uno dei più grandi e più numerosi del Medio Oriente, stia affrontando da un anno solo manifestanti ed un&#8217;opposizione pacifica .<br />
Quando nel 1976 l’esercito siriano occupò il Libano riuscì, malgrado la feroce opposizione armata dell’OLP e del Movimento Nazionale Libanese, a controllare ogni quartiere di Beirut in soli 15 giorni.<br />
Quando sono stato in Siria il mese scorso mi sono reso conto che non si tratta solo di manifestazioni o di forme di opposizione pacifica, ma di una guerra sofisticata contro il regime. Ho visto civili innocenti morti, ma tanti altri militari siriani uccisi da bande armate.<br />
<strong>Il paese è davvero sull&#8217;orlo di una guerra civile? Secondo la sua esperienza sul campo, quanta gente supporta il regime di Assad e quanta vuole invece la sua caduta?</strong><br />
Finora, ad un anno di distanza dall&#8217;inizio del conflitto interno, non vediamo fenomeni simili a ciò che avvenuto in Libia o altri paesi arabi. Ad esempio nessun diplomatico ha disertato e l’esercito libero della Siria, capeggiato da un generale a cui vengono attribuiti i recenti attentati (compiuti in realtà da altri), è un fenomeno limitato.<br />
L’Occidente è miope e partecipa ad interventi militari contro altri Paesi senza comprenderne le conseguenze.<br />
<strong>Si chiede al presidente siriano di andarsene. Un presidente che ha l’appoggio di una ampia base popolare e il sostegno del 90% dei militari perché mai dovrebbe lasciare?</strong><br />
Lasciare significherebbe far regnare il caos. Il cambiamento deve arrivare quando la società civile è matura e quando si terranno libere elezioni. Andarsene e lasciare il paese nel caos, quello si significherebbe scatenare una vera e propria guerra civile.<br />
<strong>Ci spiega cosa è accaduto e cosa sta accadendo ad Homs?</strong><br />
La situazione senza dubbio a Homs, e nel quartiere di Baba Amr, è la più tragica, dove la popolazione sta pagando il prezzo più alto.<br />
Dopo l’evacuazione di Homs da parte dei gruppi armati si è scoperto che la città era un quartiere generale con depositi di armi sofisticate e i cosiddetti passaporti per il paradiso (spesso usati da attentatori suicidi) con reti di collegamento sotterranee lunghe ben dieci chilometri.<br />
Secondo lei sono veritiere le notizie che vorrebbero truppe speciali di Gb e Qatar al finaco dei ribelli?<br />
Si, penso che truppe e armi di nazioni straniere si trovino sul territorio siriano. Sia il Qatar che l’Arabia Saudita non nascondono il loro diretto sostegno ai ribelli, mentre sia Londra che Parigi hanno finora garantito forme di sostegno indiretto.<br />
<strong>Qual&#8217;è una via di uscita possibile a questa crisi che ormai dura da più di un anno?</strong><br />
La crisi può essere risolta solo con una soluzione politica. Oggi l’Occidente vuole imporre solo sanzioni, mentre Cina e Russia sostengono la riconciliazione nazionale. A mio parere non esiste una altra via della situazione siriana, poiché forzando la mano il rischio è quello di destabilizzare tutta la regione.</p>
<p>*Assadakah &#8211; Centro Italo-Arabo e del Mediterraneo &#8211; è un&#8217;associazione italo-araba senza fini di lucro, con sede a Roma, Cagliari e Lecce, che oggi portano insieme dopo l’intesa tra le tre filiali il nome Federazione Assadakah. Insieme ai rappresentanti all’estero nei paesi arabi anni opera nella realtà italiana per la promozione di scambi culturali, politici ed economici tra l&#8217;Italia ed i paesi arabi e del Mediterraneo. A tal fine, l&#8217;associazione organizza incontri, conferenze, studi, promuove iniziative e viaggi, sollecita contatti tra le realtà politiche ed imprenditoriali ed elabora progetti di cooperazione internazionale, volti alla reciproca conoscenza e all&#8217;interscambio, infine realizza progetti di cooperazione allo sviluppo.</p>
<p>di Marco Di Donato (CISIP)</p>
<p></p>]]></content:encoded>
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		<title>Sudan, la giustizia internazionale al servizio degli opressori</title>
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		<pubDate>Wed, 07 Mar 2012 18:16:13 +0000</pubDate>
		<dc:creator>Redazione</dc:creator>
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		<description><![CDATA[In Sudan le organizzazioni internazionali rappresentano uno strumento punitivo a senso unico la falsa documentazione presentata, addirittura da due organizzazioni non governative americane e non da commissioni d’inchiesta ha costituito il capo di accusa nei confronti del ministro della difesa. Il Sudan, malgrado la buona volontà del suo governo e il suo tentativo di esautorarsi [...]]]></description>
			<content:encoded><![CDATA[<p></p><p><a href="http://assadakahsardegna.com/wp-content/uploads/2012/03/omar.jpg"><img class="alignleft size-thumbnail wp-image-1483" title="omar" src="http://assadakahsardegna.com/wp-content/uploads/2012/03/omar-150x150.jpg" alt="" width="150" height="150" /></a>In Sudan le organizzazioni internazionali rappresentano uno strumento punitivo a senso unico la falsa documentazione presentata, addirittura da due organizzazioni non governative americane e non da commissioni d’inchiesta ha costituito il capo di accusa nei confronti del ministro della difesa. Il Sudan, malgrado la buona volontà del suo governo e il suo tentativo di esautorarsi dall’ingerenza straniera, è assediato dalla cosiddetta giustizia internazionale. Un abuso praticato negli ultimi vent’anni, dalla scomparsa dell’ex Unione Sovietica, da parte di un Occidente sempre più anti arabo. Parlare della giustizia internazionale disgusta la gente nei Paesi in via di sviluppo, perché si sa che tratta di una giustizia politicizzata che mira a proteggere gli interessi petroliferi o il controllo delle materie prime. Il Presidente sudanese Omar Hassan al Bashir ha ballato il 3 Marzo scorso con il suo ministro della Difesa in un raduno delle truppe paramilitari, due giorni dopo il mandato di arresto spiccato dalla Corte penale internazionale dell&#8217;Aja (Cpi) contro il titolare del dicastero. &#8220;Lanceremo una grande campagna contro i nemici di Dio e dello Stato&#8221;, ha detto il ministro Abdelrahim Mohammed Hussein, rivolgendosi agli oltre 1.000 membri della Forza di difesa popolare, nata durante gli anni della guerra civile tra Nord e Sud del Sudan. Si tratta del primo raduno di questa forza paramilitare dal 2005, anno in cui venne firmato l&#8217;accordo di pace tra Nord e Sud, che ha poi portato, solo lo scorso luglio, alla proclamazione dell&#8217;indipendenza del Sud Sudan. Un raduno organizzato nel pieno delle rinnovate tensioni tra i due Stati, che rischiano di sfociare in un nuovo conflitto. Il Presidente del Sudan annuncia rafforzamento truppe paramilitari. &#8220;Chiameremo queste truppe &#8216;forza di deterrenza&#8217;, ha detto nello stadio di Khartoum, aggiungendo di aver ordinato a tutti i governatori di aprire campi di addestramento per le nuove reclute. Ogni Stato dovrà formare una brigata, oltre alle altre sette provenienti dalla capitale, per &#8220;sconfiggere chiunque cerchi di mettere in pericolo la sicurezza del Sudan&#8221;.</p>
<p></p>]]></content:encoded>
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		<title>Fini e Terzi difesa ad Israele ed Usa</title>
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		<pubDate>Mon, 05 Mar 2012 21:21:15 +0000</pubDate>
		<dc:creator>Redazione</dc:creator>
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		<description><![CDATA[Dichiarazione di Talal Khrais, responsabile delle relazioni internazionale del Centro Italo Arabo/Assadakah “Difendere con fermezza la sicurezza dello stato di Israele deve essere un preciso dovere di tutti i paesi democratici”. Lo ha detto il presidente della Camera, Gianfranco Fini,nel suo intervento alla cena ristretta  al termine dalla giornata di apertura a Washington della Convention [...]]]></description>
			<content:encoded><![CDATA[<p></p><p>Dichiarazione di Talal Khrais, responsabile delle relazioni internazionale del Centro Italo Arabo/Assadakah<a href="http://assadakahsardegna.com/wp-content/uploads/2012/03/gianfranco-fini3.jpg"><img class="alignleft size-thumbnail wp-image-1479" title="gianfranco-fini3" src="http://assadakahsardegna.com/wp-content/uploads/2012/03/gianfranco-fini3-150x150.jpg" alt="" width="150" height="150" /></a><br />
“Difendere con fermezza la sicurezza dello stato di Israele deve essere un preciso dovere di tutti i paesi democratici”. Lo ha detto il presidente della</p>
<p>Camera, Gianfranco Fini,nel suo intervento alla cena ristretta  al termine dalla giornata di apertura a Washington della Convention dell&#8217;Aipac, uno dei più potenti ed influenti gruppi di interesse e di pressione americani, che si autodefinisce &#8216;America&#8217;s pro Israel lobby&#8217;.</p>
<p>La sua creatura anche lui di destra, il Ministro degli Esteri Giulio Terzi, che deve essere un ministro tecnico, si spinge più là: l”&#8217;Iran è una minaccia alla</p>
<p>Stabilità regionale per due ragioni:il suo programma nucleare &#8211; che preoccupa i vicini,crea tensioni e rischia di far scoppiare una guerra nucleare &#8211; e le sue ambizioni nell&#8217;area. “Teheran sta cercando di estendere la sua influenza sulla regione,dall&#8217;Iraq al Libano &#8211; ha spiegato – alimentando l&#8217;antagonismo tra sunniti e sciiti.</p>
<p>Insomma sia Terzi che Fini difendono Israele dando tutta la colpa all’Iran dimenticando che esistono centinaia di risoluzione dell’ONU e delle Associazioni di diritto che condannano Israele per la sua perpetua occupazione dei territori arabi occupati in violazione ogni principio.</p>
<p>Ricordo ai due personaggi la Risoluzione 194 (1947): i profughi palestinesi hanno il diritto di tornare alle loro case in Israele;Risoluzione 3236 (1974), sancisce i diritti inalienabili del popolo palestinese in Palestina; il diritto all’autodeterminazione senza interferenze esterne, all’indipendenza e alla sovranità nazionale;la risoluzione 242: condanna Israele per la sua occupazione dei territori arabi occupati nel 1967 e infinite altre risoluzioni.</p>
<p>I due personaggi di destra dimenticano anche le stragi degli innocenti a Qana del Libano bombardando con Napalm 200 civili innocenti nel campo degli nazioni Unite e tante altre che si può citare.</p>
<p>Il Ministro degli esteri Terzi e il leader di destra Gianfranco Fini difendono sempre a spada tratta le posizioni di Israele contro l’Iran e la Palestina nonostante le manovre oscure delle diplomazie israeliane.</p>
<p>Perché il responsabile della diplomazia italiana osserva questo comportamento? Questa sua rigidità? Nasconde qualche scheletro nel suo armadio?</p>
<p>Anche gli arabi e non arabi subirono l’oppressione fascista e nazista.</p>
<p></p>]]></content:encoded>
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		<title>Elezioni in Russia, prove generali di Guerra Fredda</title>
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		<pubDate>Mon, 05 Mar 2012 21:18:53 +0000</pubDate>
		<dc:creator>Redazione</dc:creator>
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		<description><![CDATA[In questi giorni non ho fatto altro che seguire la stampa italiana sulle elezioni legislative nella Repubblica Islamica dell’Iran e quelle presidenziali nella Federazione russa. Quasi tutti i giornali e  le Tv dicevano la stessa cosa annunciando trionfanti la vittoria dello Zar Putin ritorna al Cremlino, dell&#8217;opposizione che scende in piazza o la vittoria dei [...]]]></description>
			<content:encoded><![CDATA[<p></p><p><a href="http://assadakahsardegna.com/wp-content/uploads/2012/03/putin21.jpg"><img class="alignleft size-thumbnail wp-image-1476" title="putin21" src="http://assadakahsardegna.com/wp-content/uploads/2012/03/putin21-150x150.jpg" alt="" width="150" height="150" /></a>In questi giorni non ho fatto altro che seguire la stampa italiana sulle elezioni legislative nella Repubblica Islamica dell’Iran e quelle presidenziali nella Federazione russa. Quasi tutti i giornali e  le Tv dicevano la stessa cosa annunciando trionfanti la vittoria dello Zar Putin ritorna al Cremlino, dell&#8217;opposizione che scende in piazza o la vittoria dei conservatori rivali del presidente iraniano Mahmoud Ahmadinejad. Grossi titoli privi di analisi politica o economica, non irrilevante, quando si parla di due potenze presenti sullo scenario regionale ed internazionale.</p>
<p>Osservatori mediorientali ed occidentali vedono nei risultati una forte risposta al disordine internazionali creato intorno ai due Paesi che sta causando danni enormi, come già accaduto con l’invasione dell’Afghanistan, dell’Iraq, lo scudo missilistico spaziale in Turchia che la Russia considera atto di aggressione nei suoi confronti, nonché l’eventuale guerra nei confronti di Tehran e della Siria.</p>
<p>“Dopo un inizio cauto,in apparenza persino conciliante,Putin ci ha riportato ai tempi della guerra fredda. Temo che sarà  così anche nei prossimi anni”. Lo afferma l&#8217;ex sottosegretario alla difesa americano, Richard Perle, intervistato dal Corriere della Sera,all&#8217;indomani della vittoria alle elezioni russe di Vladimir Putin.</p>
<p>“E&#8217; come se Putin non avesse mai digerito la sconfitta dell&#8217;Unione Sovietica &#8211; aggiunge Perle &#8211; come se volesse una rivincita”. Il presidente russo da</p>
<p>anche l&#8217;impressione di volere ricostruire il nuovo impero”.</p>
<p>Vladimir Putin,60 anni,torna per la terza volta al Cremlino. Il premier uscente, già per 2 volte presidente della Russia è stato dichiarato ufficialmente vincitore delle elezioni presidenziali con il 63,75 per cento dei voti. L&#8217;affluenza al voto del 4 Febbraio è stata del 65,3%, su un totale di 110 milioni di aventi diritto al voto.</p>
<p>Anche in Iran hanno vinto le forze conservatrici che si oppongono duramente alla dimostrazione di forza sia americana che Israeliana caldeggiate dall’Ayatollah Ali Khamenei. Secondo gli ultimi dati,190 su 290 seggi sono stati assegnati all’ ala più vicina all’Ayatollah Khamenei nel nuovo parlamento iraniano.</p>
<p>Nel nuovo scenario ci sarà una Federazione Russa che darà priorità assoluta alla sua posizione strategica e ai suoi interessi vitali nel Mondo.</p>
<p>La Russia di Putin dovrà far fronte a due questioni quella siriana ed iraniana che rappresentano un terreno di scontro sia con gli Stati Uniti con i paesi Occidentali appiattiti alla posizione americana.</p>
<p>A lungo la Federazione Russa si è occupata dell’economia che sta andando bene, la crescita del Prodotto intero lordo cresce del 4% mentre i guadagni delle società sono saliti da 240 mld di dollari, nel 2010 al 280 mld nel 2011.</p>
<p>Mosca crede che nei Paesi delle cosiddette rivoluzioni vittoriose siano saliti al potere i partiti islamici,che praticamente non avevano preso parte al rovesciamento dei vecchi regimi. I leader di questi partiti hanno atteso pazientemente che i giovani e gli intellettuali con la loro euforia lasciassero le piazze per tornarsene a casa.</p>
<p>Gli omicidi e le torture che si stanno compiendo in Libia sotto il nuovo regime e gli arresti dei collaboratori delle organizzazioni non governative americane in Egitto gettano un’ombra di dubbio sulle speranze dell’Occidente in una rapida democratizzazione dell’area. Sempre che l’Occidente vi credesse davvero.</p>
<p>Non solo la Russia ma molti osservatori occidentali dimostrano con argomentazioni che con l’uscita di scena dell’attuale leader siriano nel Paese si creerebbe un vuoto di potere e, di conseguenza, il caos politico e la guerra civile. Mosca continua a proporsi come sede per ospitare le trattative fra le diverse forze siriane,offrendo l’intermediazione del Cremlino.</p>
<p>Non è diversa la posizione della Russia per quanto riguarda Tehran. Mosca ancora prima delle elezioni si è opposta alla politica ostile degli Stati Uniti, dell’Occidente e di Israele nei confronti dell’Iran e considerando  che un attacco contro Tehran avrebbe delle conseguenze disastrose. Mosca si è opposta anche all&#8217;uso di misure coercitive,come le sanzioni per costringere l&#8217;Iran ad abbandonare il suo programma di  nucleari civile.</p>
<p>Talal Khrais</p>
<p></p>]]></content:encoded>
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		<title>Esclusiva. Intervista all&#8217;ambasciatore iraniano Seyed Mohammad Ali Hosseini</title>
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		<pubDate>Sat, 03 Mar 2012 07:59:30 +0000</pubDate>
		<dc:creator>Redazione</dc:creator>
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		<category><![CDATA[In evidenza]]></category>

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		<description><![CDATA[Di L&#8217;IAEA ha diffuso un rapporto in cui mette chiaramente sotto accusa l&#8217;Iran sulla questione della bomba atomica. E&#8217; colpa di Obama? , ambasciatore iraniano a Roma è un uomo sicuro si sè. Infatti ama il monologo. Eccolo arringare un atto di difesa dell&#8217;Iran per un&#8217;ora e mezza mentre legge pagine su pagine, scupolosamente preparate. [...]]]></description>
			<content:encoded><![CDATA[<p></p><p>Di <a href="http://assadakahsardegna.com/wp-content/uploads/2012/03/iran-and-malta.jpg"><img class="alignleft size-thumbnail wp-image-1473" title="iran-and-malta" src="http://assadakahsardegna.com/wp-content/uploads/2012/03/iran-and-malta-150x150.jpg" alt="" width="150" height="150" /></a><br />
<strong>L&#8217;IAEA ha diffuso un rapporto in cui mette chiaramente sotto accusa l&#8217;Iran sulla questione della bomba atomica. E&#8217; colpa di Obama?</strong><br />
, ambasciatore iraniano a Roma è un uomo sicuro si sè. Infatti ama il monologo. Eccolo arringare un atto di difesa dell&#8217;Iran per un&#8217;ora e mezza mentre legge pagine su pagine, scupolosamente preparate. Un canovaccio d&#8217;autore tra un te e una aranciata che esclude ogni dubbio. Del Nobel per la pace Shiomn Peres dice: “Bisogna fare una riflessione. Forse si è trattato di un’errata valutazione. Peres da una vita non fa che massacrare il popolo palestinese”.<br />
Nato nel 1961 a Teheran e laureato in Scienze Naturali a Bangalore in India, Seyed Mohammad Ali Hosseini è sposato e padre di tre figli. Ha ricoperto incarichi politici importanti in Iran prima di sbarcare a Roma. Nel 2006 è divenuto assistente speciale, portavoce del Ministero del Ministro degli Affari esteri, poi Vice Ministro degli Affari dell&#8217;Asi della Repubblica islamica d&#8217;Iran. Sua eccellenza, Obama sta cercando di ottenere un successo diplomatico in vista delle prossime elezioni. Non a caso al vertice dell&#8217;Aipec ha cercato di incassare il consenso di Russia e Cina a nuove sanzioni verso il programma nucleare dell&#8217;Iran.<strong></strong></p>
<p><strong> E&#8217; l&#8217;ora della resa dei conti per il suo paese?</strong><br />
L&#8217;avversione americana contro il mio popolo è iniziata 32 annii fa con la caduta della dittatura del Pahlavi, legata agl Usa e continua fino ad oggi in tutte le forme possibili. Sia la storia del complotto che noi avremmo ordito a Washington contro l&#8217;ambasciatore saudita che il presunto attacco all&#8217;Iran da parte di Israele hanno come unico obiettivo quello di dare una stretta alle sanzioni verso l&#8217;Iran. Ma sono entrambe ipotesi senza fondamento. Oggi gli Usa si trovano davanti a due fallimenti: i risultati delle guerre in Iraq e Afghanistan. Obama deve rispondere ai cittadini che pagano le tasse di queste due guerre perse. Il presidente deve inoltre fronteggiare la crisi sociale interpretata dal movimento degli indignados e soprattutto dalle rivoluzioni arabe che hanno avuto come scopo la liberazione di quei popoli dai regimi soggetti agli Usa.<br />
<strong>Ma la guerra contro l&#8217;Iran ci sarà o no?</strong><br />
Obama ha bisogno, per ragioni elettorali, di una nuova campagna propagandisica a livello mondiale. La questione iraniana gli permette di far rullare i tamburi per deviare l&#8217;attenzione dell&#8217;opinione pubblica dai problemi interni ed esterni, mentre i repubblicani sbandierano la favola della guerra all&#8217;Iran già da prima del mandato di Obama è chiaro a tutti che l&#8217;amministrazione americana non potrà sopportare il peso economico e politico di un&#8217;altra guerra.<br />
L&#8217;IAEA ha diffuso un rapporto in cui mette chiaramente sotto accusa l&#8217;Iran sulla questione della bomba atomica. E&#8217; colpa di Obama?<br />
Le attività nucleaari iraniane sono pacifiche. Gli Usa hanno messo sotto pressione il Diretttore generale dell&#8217;IAEA. La sua è una relazione di taglio politico che non ha alcuna connotazione tecnica. Torniamo al punto di partenza: Obama vuole raffrozare le sanzioni contro l&#8217;Iran. Ma non c&#8217;è alcuna possibilità che si vada verso una guerra . Cina e Russia non hanno ceduto alle sue richieste inensate<br />
Perchè, allora, per evitare nuove sanzioni, e se le vostre attività nucleari sono pacifiche non fate visionare i vostri siti atomici dall&#8217;IAEA?<br />
Mi meraviglio della sua domanda. Lei sa che gli Usa hanno avuto un atteggiamento discriminatorio per avere l&#8217;esclusiva sulle tecnologie nucleari? Siamo sorvegliati continuamente dall&#8217;IAEA, con ispezioni a lungo e corto raggio. Ai tempi della presidenza di El Baradei abbiamo risposto a tutte le domande dell&#8217;Agenzia in modo esaustivo al punto che anche la sua direzione si è dichiarata ufficialmente soddisfatta e il nostro programma nucleare sarebbe dovuto continare il maniera normale.<br />
<strong>Invece non è così&#8230;.</strong><br />
Esattamente. Il governo americano, con le sue presunte ricerche non è riuscito a produrre prove. Noi abbiamo prodotto un dossier di 117 pagine sui temi proposti dall&#8217;IAEA. Abbiamo collaborato nel quadro dei parametri definiti dall&#8217;Agenzia delle Nazioni Unite e dal Trattato di non proliferazione. Mentre ci sono paesi che hanno l&#8217;atomica su cui gli Usa chiudono gli occhi e che non accettano le ispezioni dell&#8217;IAEA e hanno l&#8217;assistenza nucleare degli Usa. Il doppio standard dell&#8217;IAEA ha portato il Parlamento iraniano a rivedere la collaborazione con l&#8217;Agenzia.<br />
Si aspettava da un premio Nobel della Pace come il Presidente israeliano Shimon Peres parole di guerra contro l&#8217;Iran?<br />
Innazitutto una riflessione sul Nobel per la Pace. Forse la valutazione con cui è stato dato a Peres è errata. Questo uomo è a capo di un regime oppressore e occupatore come quello israeliano. Il suo è un terrorismo di Stato. Provo rammarico per chi ha dato il Nobel per la Pace per chi non ha fatto altro che massacrare il popolo palestinese. Penso che Israele, nelle attuali condizioni non può permettersi di aggredire l&#8217;Iran. Sono deboli. Anche per via della Primavera araba. Può scoppiare una scintilla gigantesca da un momento all&#8217;altro contro gli Usa e Israele.</p>
<p><strong>Come legge questo fenomeno che oggi taglia la storia? Sono movimenti che guardano alla democrazia occidentale o all&#8217;Islam politico?</strong><br />
Vede ci sono molteplici ragioni nello scoppio delle rivoluzioni arabe: le diseuguaglianza, la povertà, le discriminazioni, la fine della collaborazione dei vari regimi con le potenze coloniali. Lo spirito delle masse rivoltose è quello di arrivare al benessere economico e l&#8217;indipendenza politica, liberandosi del fardello del colonialismo occidentale e riappropriandosi delle proprie risorse. Tutto questo non contraddice la fede islamica. E&#8217; insito nell&#8217;Islam orientare la società verso il benessere economico, la giustizia e la libertà. La democrazia non è in contrasto con la religione islamica. Ma le masse islamiche non hanno fiducia verso i modelli democratici occidentali. Anche se la Primavera araba ha espresso gruppi che vanno verso la visione della democrazia occidentale.<br />
Anche la Palestina vive la sua primavera. L&#8217;Iran ha sempre appoggiato la causa di questo popolo ma non avete mai avanzato proposte per la formazione di uno stato palestinese. <strong>Ne avete?</strong><br />
Una piccola premessa sulla questione palestinese: si tratta di un popolo oppresso dal regime sionista che chiede il proprio territorio. E&#8217; questo il motivo della loro resistenza. Le aspirazioni dei palestinesi devono essere fatte proprie dalla comunità internazionale. La nostra proposta consiste nello svolgimento di un referendum cui devono partecipare tutti i palestinesi, musulmani , ebrei e cristiani, sia quelli dei campi profughi che quelli che risiedono all&#8217;estero. Con esso, il popolo palestinese deciderà in modo democratico del proprio futuro. Già ciò che è successo all&#8217;Unesco rappresenta un passo in avanti verso il riconoscimento della cultura di questo popolo: impedirà la distruzione degli edifici religiosi e culturali da parte del regime sionista.<br />
<strong>E alla lotta al terrorismo come contribuirete?</strong><br />
L&#8217;Iran è la più grande vittima del terrorismo con circa dodicimila martiri di esso. Sono anni che siamo alle prese con episodi di questo tipo. Le organizzazioni terroristiche che hanno colpito il nostro paese come il MKO, Il Pjak legato al PKK, il consiglio nazionale per la Resistenza iraniana o il Jondollah sono sostenute dagli Usa e da alcuni paesi europei. Il fallimento della lotta al terrorismo dipende dalle intepretazioni errate che sono state date sul piano politico al fenomeno. Tutti parlano della lotta al terrorismo ma c&#8217;è chi non è intenzionato a combatterlo?</p>
<p>Stefania Pavone-Ansa</p>
<p></p>]]></content:encoded>
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